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domenica 18 aprile 2010

Barocco e Montalbano

(ricordo di Primo)

Toti

Anch’io, come molti tra quelli che gli furono vicini, voglio ricordare Primo. E lo farò dando ascolto, finalmente, all'invito che mi faceva quasi ogni volta che c’incontravamo: di contribuire ad uno o più dei blog che incessantemente creava. Ed invece io rimandavo, nell’illusione – chissà – che la vita fosse eterna, e che avrei potuto farlo un’altra volta.
Ma come i fatti hanno tristemente dimostrato, la vita purtroppo ha un termine. E tutti, quando si hanno un pò d’anni sul gobbo, “si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie”.



Ragusa Ibla

Farò, e penso che Primo ne sarebbe contento, un intervento al modo de “I bei momenti”, la sua prima e fortunatissima serie, alla quale – ma ormai sono passati parecchi anni – avevo contribuito alcune volte. E che - per quel che ne so – è ancora attivamente frequentata dai navigatori del web.
L’idea mi è venuta quando, in occasione della recente campagna elettorale per le elezioni regionali, il normale tran tran televisivo è stato sconvolto dall’irrompere della “par condicio”, con nuove modalità che hanno liberato i tempi televisivi normalmente destinati ai cosiddetti talk show politici. Così su Rai Tre il consueto numero di Ballarò del martedì è stato sostituito, per qualche settimana, da episodi della serie del Commissario Montalbano. Non nuovi, naturalmente, ma sempre piacevoli a guardarsi, per la recitazione, generalmente di buon livello, ma sopratutto per la sceneggiatura eccellente e per la fotografia e le immagini. Alle quali forniscono materiale abbondante i luoghi della Sicilia sud-orientale compresi nel triangolo delimitato a nord dalla direttrice Siracusa – Gela. Sì, la Sicilia sud orientale, e non quella dell’agrigentino, nella quale Camilleri, nei suoi racconti, ha ambientato le vicende, ma usando nomi di fantasia per i luoghi. La sceneggiatura della trascrizione televisiva ha invece preferito quell’altra parte dell’isola, che è in realtà significativamente diversa da quella dei racconti. Diversa ma non meno interessante.



le chiese di San Giorgio (Modica a sin., Ragusa Ibla a destra)

Spicca in tutte le immagini l’architettura barocca delle città. Ma è un barocco lieve, elegante, mai sovraccarico, come invece è spesso quello di altri luoghi siciliani – per non parlare di quello “fiammeggiante” della Spagna. Ed è anche, in molte chiese, un barocco decisamente slanciato verso l’alto. Tanto che a me viene la tentazione di chiamarlo, malgrado l’audace cortocircuito stilistico–temporale, barocco-gotico.
Non tutte le chiese sono così, naturalmente. Ma anche quelle che non si segnalano per il loro slancio architettonico, tutte invariabilmente si conformano alla regola della sobrietà dello stile. E c’è la ragione storica. Tutta la zona infatti venne quasi completamente distrutta, nel 1693, da un forte terremoto, che costrinse ad una ricostruzione integrale, spesso accompagnata dalla “rilocalizzazione” dei centri urbani. Allora, forse, le chiamavano “città nuove”; oggi le chiamiamo “new towns”, ma sono la stessa cosa: malgrado i secoli trascorsi, non abbiamo inventato nulla.



il Duomo di Noto, ricostruito recentemente dopo un crollo

Così accadde a Noto, ricostruita in una zona piana, più in basso (e i ruderi di Noto Vecchia, che fu allora abbandonata, si visitano ancora); e così accadde a Ragusa, anch’essa ricostruita accanto al vecchio centro di Ragusa Ibla, che però, in parte, sfuggì all’abbandono, ed è oggi di gran lunga il più interessante dei due.
Non solo le abitazioni, ma anche gli edifici pubblici, ed in particolare le chiese, che caratterizzano in gran parte il patrimonio architettonico di quasi tutte le città dell'area, furono ricostruiti. La ricostruzione, in tutti i luoghi colpiti, avvenne negli stessi anni – i primi decenni del 1700, quando la Sicilia, in un periodo di grandi capovolgimenti, passò dagli Aragonesi di Spagna, ai Savoia, ed infine ai Borboni - ed a ciò è dovuta l’uniformità degli stili.
Per esempio le chiese di San Giorgio di Modica, altissima in cima ad una scenografica scalinata (oltre 200 gradini), e di San Giorgio di Ragusa Ibla, sono quasi identiche, oltre che per il Santo cui sono dedicate, anche nella struttura (ma furono progettate dal medesimo architetto, che peraltro ne costruì una terza quasi identica anche a Scicli, dedicata a San Sebastiano, e la si vede spesso in lontananza in talune inquadrature della questura di Vigata....). La chiesa di Ragusa non ha lo slancio della scalinata di quella di Modica, ma in compenso ha davanti un’oblunga piazza ornata di alte palme che le fornisce una prospettiva di grande valore.
Per inciso, Ragusa Ibla è, nella versione televisiva delle gesta di Montalbano, la Vigata dei romanzi di Camilleri.



Modica all'imbrunire

Queste sono anche le zone delle “cave”. Che non sono cave di pietra, come il nome potrebbe far pensare. Si indicano così invece, da quelle parti, delle valli, spesso gole profonde e ripide, veri e propri canyon, scavate, nel corso di millenni, dai fiumi. I quali, contrariamente che nel resto della Sicilia, sono qui frequenti ed alimentati anche d’estate. La più famosa di queste gole è quella di Pantàlica, oggetto peraltro di uno de “I bei momenti” inventati da Primo; ma ce ne sono altre di bellezza comparabile, come la Cava Grande di Cassibile, che sbocca al mare tra Siracusa ed Avola, in prossimità della storica località che le dà il nome, e che in parecchi punti ricorda i fiumi della Corsica.



una conca nella "Cava Grande di Cassibile"

E’ proprio in queste “cave” – naturalmente quelle più ampie – che si sono sviluppate molte delle città di queste zone, forse per la presenza stessa del fiume. Modica, Scicli, Ispica, e molte altre, sono cresciute nelle cave. Lo si vede subito, anche dalle foto: ampi solchi, i cui fianchi sono ormai totalmente occupati da case; e sono spettacolari quinte scenografiche per i monumenti – in particolare le chiese – che vi sono stati costruiti nel corso della loro lunga storia. Il già menzionato duomo di Modica sfrutta per l’appunto – con la lunga scalinata che lo precede – la fiancata di una cava, che accentua quello slancio “gotico” di cui parlavo prima. E l’aspetto, d’estate all’imbrunire – quando si accendono le prime luci nelle case e nelle strade, ma la luce del tramonto non è ancora estinta - è quello di un presepio.



Scicli, un rione con al centro la chiesa di S.Maria la Nuova

Non si può parlare di queste zone senza menzionare Siracusa. A parte il teatro greco - d’estate sempre usato per riproporre ad un pubblico numerosissimo le tragedie di Sofolcle, Euripide ed Eschilo; e le “latomie” (antiche cave, ma vere cave di pietra queste!), le catacombe, ed infiniti altri luoghi, classica meta del turismo internazionale, mi sento di raccomandare il centro storico della città: bellissimo, trascuratissimo – ma mi dicono che ora è stato restaurato in gran parte – e....barocchissimo. Qui vi mostro due immagini del Duomo, barocco naturalmente; che ha la particolarità di essere – credo – l’unica chiesa al mondo costruita su un tempio greco, le cui colonne si possono intravvedere all’interno, incorporate nei muri perimetrali.



duomo di Siracusa, con un particolare dell'interno

Andateci, se potete, in novembre o dicembre: non fa ancora molto freddo, l’atmosfera è trasparente come cristallo ed è molto probabile che non piova. E l’isola è tutta verde, mentre da giugno a settembre è tutta gialla di messi, ed il caldo - specie nei giorni di scirocco - rende l'aria greve e poco trasparente.



da sinistra a destra: un balcone a Scicli, chiesa dell'Annunziata a Palazzolo Acreide, chiesa di S.Bartolomeo a Scicli, una via di Noto

giovedì 25 giugno 2009

Toti Iannazzo sulle circoscrizioni

Toti Iannazzo


Caro Primo,
ho letto qualche giorno fa in Stanze all'aria il tuo godibilissimo scritto sulle circoscrizioni monzesi. Volevo scriverti subito, ma sapendo che Telecom non era in grado di servirti, ho perso qualche altro giorno. Nel frattempo il mio computer ha fatto crash di nuovo; e mentre cerco di capire cosa sta succedendo, ho deciso che ti avrei risposto usando il meno efficiente ma funzionante portatile che per fortuna posseggo.
Dunque, le circoscrizioni monzesi. Per comunicarti senza indugio quello che io ne penso (come sai per questa tornata - e, prometto, mai più in futuro - ci sono dentro), ti allego uno scritto di alcune settimane fa, che ho distribuito a parecchi consiglieri delle altre circoscrizioni, nonché a molti dei responsabili del nostro PD. Ricevendone, devo dire, apprezzamenti verbali e scritti numerosi, che però non sono andati al di là di questo.
Per completare il quadro voglio però fare un breve commento all'affermazione di qualcuno, che tu riporti nel tuo scritto: "Lo sapete che le circoscrizioni l'anno scorso sono costate due milioni di euro e non hanno fatto niente?"
Dopo che avrai letto il mio allegato penso che concluderai che non ho alcuna ragione - e men che meno ne ho voglia - di prendere le difese delle circoscrizioni, monzesi o foreste che siano. Ma sono costretto a precisarti che di quell'affermazione/domanda la parte sopratutto vera è la conclusione "...e non hanno fatto niente". La prima invece è falsa. O meglio è vera solo sulla carta. Anzi sulla carta sarebbe vera anche una cifra più alta: circa tre milioni di euro. Le vere cifre le conoscono solo i presidenti delle circoscrizioni, che a termini di regolamento dovrebbero con periodicità almeno trimestrale informare il consiglio tutto; ma non lo fanno - o almeno non lo fa il nostro - e su questo abbiamo presentato un'interpellanza circa un mese fa, ricordandogli quest'obbligo; ed ora siamo in attesa di una risposta. Ci tengo a precisare quanto sopra, perché molti pensano che i membri del consiglio godano di chissà quali privilegi e prebende. Non so cosa guadagnino il Presidente ed il suo vice per le rispettive "prestazioni"; ma per noi consiglieri, se si fa il conto delle ore, dentro e fuori la circoscrizione, che spendiamo su questo lavoro, risulta una paga oraria inferiore a € 3/ora, e cioè un terzo circa di uno sguattero. Ed altri privilegi non ci sono: solo incazzature.
Come si arriva a 3M€, e perché sono "finti"? Semplice: perché il Comune, per farsi bello con il "popolo" iscrive nel bilancio preventivo, in effetti, 500 k€ per ciascuna circoscrizione, in totale 2,5M€, per il cosiddetto "bilancio partecipato"; ma, quand'è il momento non li molla o - se proprio non può evitarlo - li molla in ammontare irrisorio. Ciò naturalmente ci costringe, tutti, ad un lavoro di pianificazione minuzioso ed in parte competitivo tra maggioranza ed opposizione (la prima tende a proporre interventi numerosi ma inconsistenti - più facili a produrre consenso - mentre la minoranza propone poche opere più importanti e durature - ad es. le piste ciclabili); che alla fine, per quanto detto, risulta inutile: pura dissipazione di energie.
La differenza di circa mezzo milione - stima personale, penso abbastanza vicina alla realtà - va impiegata per la remunerazione dei consiglieri, ma sopratutto per le spese dette - anche ufficialmente! - promozionali, di cui parlo nel mio allegato, e che io ritengo in gran parte superflue.
Poi, se l'argomento ti interessa, ti posso raccontare altre cose.
Ciao, Toti

P.S. Toti Iannazzo è un ingegnere siciliano che vive a Monza da trent'anni, per il lavoro in una multinazionale (diversa da quella per cui ho lavorato io). Le fotografie sono sue e le ho tratte da un Bel Momento scritto da Toti: La gola di Pantàlica, che trovate qui (s)